I care centro socioeducativo

Come raccontare più di 10 anni di attività del centro I Care?

Dovremmo chiederlo a tutte le persone che abbiamo incontrato.
A noi restano i ricordi, l’esperienza, la capacità di comprendere al volo chi abbiamo di fronte e leggere nei silenzi per trovare le giuste risposte alle loro domande, anche quando non vengono poste.

Ma facciamo un passo indietro

Siamo nel 2010, alcuni giovani educatori guidati da Carmine Panico e da suor Pasqualina Zambrano, una suora alcantarina, lavorano già nel sociale ma percepiscono un grande vuoto nei servizi dedicati ai più piccoli, in particolare la fascia d’età che va dai 6 ai 14 anni, estesa poi fino ai 18.

Anche i fatti di cronaca dello stesso anno lo confermano, da Sarah Scazzi a Yara Gambirasio, al caso Ruby: le ragazze e i ragazzi adolescenti sembrano vivere un momento di profonda difficoltà, quasi fossero in un cono d’ombra della società in cui gli adulti, nei loro confronti, passano dal ruolo di educatori a quello di carnefici.

Gli operatori accendono i riflettori sulla mancanza di attenzione rivolta a ragazzi e adolescenti, le attività normalmente previste per loro escludono le famiglie più deboli e disagiate del territorio. Senza farsi ulteriori domande cercano immediatamente di recuperare a questa carenza.

E allora decidono di tradurre in azione il motto ‘Mi stai a cuore’, senza limiti di sorta.
Insieme alle suore alcantarine vogliono diventare un riferimento per le famiglie deboli e disagiate, esattamente come ha fatto Don Lorenzo Milani al suo arrivo a Barbiana.

Mi stai a cuore è uno stato d’animo, un modo di fare, per tutti i volontari.

Tutti, nel gruppo, pongono un’attenzione particolare alle famiglie più povere in cui i bambini e le bambine hanno bisogno di un’alternativa; infatti, offrono loro varie possibilità di integrazione in ambienti diversi da quelli di provenienza per contenerne la dispersione.

Carmine ricorda perfettamente un momento in cui una bambina del centro estivo si è rivolta a lui chiedendogli di comprare una bottiglietta d’acqua al posto suo. Nella manina protesa verso di lui c’erano i suoi soldi, erano alcuni spiccioli, pezzi di carta e una banconota da venti euro stropicciata.
Questi bambini, spesso, sono carenti di strumenti, non soltanto di mezzi economici.

Per questo motivo quando il folto gruppo di persone volenterose decide di fondare un’associazione nessuno ha dubbi sul nome: I care – mi stai a cuore

La prima proposta ufficiale rivela già il carattere ambizioso dell’associazione

L’associazione chiede al Comune di Bisceglie l’utilizzo dell’ex Macello Comunale con un progetto tutto dedicato ai bambini: una casa di accoglienza per minori, laboratori per bambini e doposcuola. Il Comune concede l’impiego dello spazio ma, nonostante gli sforzi fatti e l’organizzazione di una serata con Anna Tatangelo per una raccolta fondi, le difficoltà economiche prendono il sopravvento e l’associazione deve rinunciare al progetto.

Ma le scarse economie non sono un buon motivo per rinunciare del tutto ai propri sogni, così a giugno dello stesso anno parte il primo campo estivo composto da una decina di bambini provenienti dalle famiglie servite dai servizi sociali e dalle suore alcantarine. Nel tempo la colonia estiva ha cambiato nome ma è diventata una tradizione che si ripete ogni anno.

Le collaborazioni

Il secondo servizio nato dall’associazione è il doposcuola, curato tra le mura della prima vera sede dell’associazione, in via La Marina. Parallelamente nasce anche una collaborazione con l’Ipercoop, per il ritiro dei generi alimentari in scadenza destinati alle famiglie meno abbienti che si rivolgevano in Caritas chiamato Brutti ma Buoni tuttora attivo. Nei primi anni di attività, c’è stata un’altra collaborazione con la Coop: l’associazione si è occupata anche di distribuire gratuitamente materiale scolastico tra le famiglie meno abbienti. Anche le loro proposte formative e ludiche hanno da sempre un costo calmierato per permettere l’accesso a chiunque.

Nel frattempo, le attività, la sede e l’esperienza hanno fatto crescere l’associazione stessa che, dal febbraio 2014 diventa anche cooperativa di promozione sociale, condividendo tutti i progetti già nati e i desideri che devono ancora realizzarsi.

Subito dopo ci si sposta nella nuova sede, in via Salvatore Silvestris, e qui i progetti si sviluppano in maniera più matura: aumentano i bambini iscritti ma anche le spese quindi le attività iniziano ad estendersi anche ai genitori oppure aggiungendo incontri con gli psicologi.

Nel 2018 la Caritas di Bari coinvolge I Care per la gestione di diversi progetti grazie ai quali nasce la casa alloggio Ain-Karem che, purtroppo, è costretta a chiudere nel 2020 vittima della pandemia.

Subito dopo la Caritas di Bisceglie ha bisogno di aiuto per l’avvio di un emporio equo e solidale, in cui i vestiti ricevuti in donazione dovevano essere selezionati, sanificati e poi rivenduti.
All’emporio attinge in parte, anche adesso, Casa Barbiana che nasceva nello stesso periodo.

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